La tavola dei morti

Per il terzo anno consecutivo, la notte tra l’1 e il 2 novembre, per le vie del paese, si sono potuti ammirare gli sforzi di tanti che, in vario modo, hanno allestito tavole imbandite: le Tavole dei morti. Si tratta della tradizione che riprende vigore nonostante il coronavirus.
Quest’anno sono stati davvero tanti, ma ne abbiamo fotografate solo 39 per il limitato tempo disponibile a causa delle restrizioni delle norme di sicurezza per il covid19, e ce ne dispiace.

Sono tante le negatività presenti oggi a causa della pandemia che comunque ha portato anche tante opportunità, come il rinsaldare i rapporti famigliari e di solidarietà. Certamente una positiva opportunità da sottolineare è stata quella di eliminare del tutto per quest’anno, almeno nel nostro paese, la strana affezione alla festa di Halloween che stava coinvolgendo tanti. Una festa vuota di significato, superficiale, commerciale, esterna alla nostra cultura, che facendo presa sui più piccoli spingeva i grandi alle spese superflue. Ben altra cosa è il profondo significato che c’è dietro l’esposizione di una tavola imbandita.

La famiglia è alla base della nostra società, ancora per ora. E’ basandosi sul valore degli affetti interni alla famiglia che la società naviga verso il futuro. Affetto che non finisce neanche con la morte de “caro”. Questi affetti sopravvivono all’evento luttuoso. Tutte le religioni definiscono un luogo dove si traferisce l’anima come tutte le religioni soddisfano il desiderio di ricordare il defunto, di non rompere il cordone ombelicale, con ritualità varie.

L’immortalità, altro elemento a cui da sempre aspira l’uomo, si coniuga e si fonde con l’affetto nella memoria.

Un uomo raggiunge l’immortalità fintanto che resta la sua memoria in chi vive. Questo è il profondo significato di una tradizione come la Tavola dei Morti.  Una tavola imbandita di tutto punto e dove uno o più dei posti a sedere, quello dove sedevano da vivi o quelli “più importanti”, sono riservati ai defunti.

Questa tradizione nasce nella notte dei tempi nel meridione ed ancora oggi è largamente diffusa anche se sono tanti che si sono lasciati prendere della vita frenetica dei nostri giorni che narcotizza i sentimenti. Ma l’affetto per i cari è latente, pronto a risvegliarsi alla minima occasione.

Le pietanze servite sono cambiate nel tempo. Alcune tradizionali come “la Colva” dolce composto di grano, chicchi di melograno, vin cotto, noci e cioccolato, altri particolarmente graditi al defunto o comunque quello che si desidera offrire all’ospite notturno.

Le foto, come si diceva, riportano solo alcune delle tavole imbandite in posti accessibili al pubblico, ma sono tante le famiglie che lo hanno allestito in casa in un rapporto intimo di sentimenti ed affetti.

La tradizione voluta dall’Amministrazione e dalla Pro Loco ha avuto in tre anni uno sviluppo logaritmico, nel suo aspetto pubblico ma non sono pochi i privati che volentieri si sono lasciati convincere a dedicare un po’ del proprio tempo a questo evento tanto sentito intimamente.

Antonio Deramo

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