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Chi sono – Antonio Deramo

Chi sono

Pensieri in libertà

Nel tempo mi sono formato l’idea che l’arte sia una qualsiasi esternazione concreta del proprio pensiero. La società poi nel tempo la seleziona ed alle volte la categorizza, ma in quel caso entriamo nella trasfigurazione critica soggettiva o collettiva. 

Per quanto detto, ne consegue che l’arte ha bisogno di essere mostrata al punto che fin tanto che l’opera non è un mezzo di comunicazione e non entra in contatto con altri è solo narcisistico egoismo e non appartiene al mondo dell’arte. Se l’opera d’arte non è mostrata, l’arte non esiste in quanto non esiste la comunicazione. Questo a prescindere dal desiderio del giudizio, quello potrà essere individuale, collettivo, e viene nel tempo. E’ sulla base di questo principio, ritengo che l’arte sia presente in tutti in modo ed intensità diverse.

Da moltissimi anni sono innamorato della fotografia a cominciare dagli anni ’70, con la fotografia analogica. Ero affascinato dai segni del tempo che cambia e cercavo di bloccarli in alcuni scatti, perché sapevo che non sarebbero più stati identici.  Era una ricerca delle proprie radici. Dopo la ripresa c’era la magia dello sviluppo e della stampa. Chiuso da solo, nella mia camera oscura, trascorrevo tantissime ore alla ricerca di quello che sentivi essere una trascrizione della visione del tempo, staccato dal contesto, ma che lo riassumeva. Una finestra da cui si dovesse guardare la parte di mondo a cui dare importanza ed evidenziarla a beneficio di chi, per un senso di abitudine, non riusciva a vederla più o a vantaggio di chi non l’avrebbe mai più potuta vedere. Per anni, per lavoro, non ho potuto più dedicarmi al mio hobby, come avrei voluto. Ora, pensionato, ho ripreso da dove avevo lasciato. Mi sono accorto, però che tutto è cambiato fuori e dentro di me. Oggi è la storia che voglio raccontare, la micro storia che mi circonda. 

Il desiderio di scrivere il tempo con la luce mi ha avvicinato ai padri della fotografia: coloro che hanno tracciato la strada alla ricerca del linguaggio e della tecnica  fotografica. Li ho voluto sentire più vicini e leggere la realtà attraverso le loro sensazioni è stato quindi logico e consequenziale rivivere le sensazioni di Joseph Nicéphore Niépce, Louis-Jacques-Mandé Daguerre, William Henry Fox Talbot, John Frederick William Herschel  e gli altri padri meno fortunati come Hippolyte Bayard o Antoine Hercule Romuald Florence  con i loro sistemi e tecniche rudimentali in cui, il desiderio di riuscire sopperiva alla mancanza di esperienza e tecnologia. Per questo mi sono cimentando anche nell’uso delle vecchi tecniche di stampa come la Cianotipia, la Gomma bicromatata e il metodo Van Dyke, solo per citarne alcune.