Warning: Use of undefined constant SHORTNAME - assumed 'SHORTNAME' (this will throw an Error in a future version of PHP) in /web/htdocs/www.antonioderamo.it/home/wp-content/plugins/photography-custom-post/photography-custom-post.php on line 22

Warning: Use of undefined constant SHORTNAME - assumed 'SHORTNAME' (this will throw an Error in a future version of PHP) in /web/htdocs/www.antonioderamo.it/home/wp-content/plugins/photography-custom-post/photography-custom-post.php on line 27

Warning: Use of undefined constant SHORTNAME - assumed 'SHORTNAME' (this will throw an Error in a future version of PHP) in /web/htdocs/www.antonioderamo.it/home/wp-content/plugins/photography-custom-post/photography-custom-post.php on line 93

Warning: Use of undefined constant SHORTNAME - assumed 'SHORTNAME' (this will throw an Error in a future version of PHP) in /web/htdocs/www.antonioderamo.it/home/wp-content/plugins/photography-custom-post/photography-custom-post.php on line 98
Il mio paese – Antonio Deramo

Il mio paese

Frassineto e il Pentimone
In un territorio abitato fin dal Neolitico, e in seguito prima dagli Iapigi e poi dai Peuceti, lungo la Lama e nei pressi della località chiamata Frassineto[11], l’insediamento originario ebbe una certa importanza grazie alla sua posizione strategica sulla confluenza di due importanti strade, una in direzione nord-sud (Vetus via Tarenti) che dalla vicina città peuceta di Thuriae, nei pressi dell’odierna Turi, passando per Azetium (Rutigliano)[12] prosegue verso la costa poco a sud di Barium (Bari); l’altra in direzione est-ovest che da Silvium (Gravina di Puglia), per il Canale di Pirro, conduceva a Gnatia (Egnazia)[13].
Poco più a nord, sempre nei pressi del letto della Lama di Jumo, nelle vicinanze di un grosso monolite chiamato in dialetto Pentimone ovvero “Pentima – pietra – grande”, vi sono tracce di un altro insediamento coevo a quello di Monte Sannace.
La presenza a Sammichele di due menhir, uno alto circa due metri, l’altro poco più di un metro, posti lungo la vecchia strada per Taranto, nonché ritrovamenti di cocci (frammenti di manufatti in terracotta di varie epoche) nei pressi del Pentimone, è testimonianza di questi insediamenti.

Medioevo
Da molti documenti del Codice Diplomatico Barese risulta che nel XII secolo esisteva Canale o Casale di Frassineto di proprietà del potente barone Thomas De Fraxeneto[14], abitato poi fino alla fine del XV secolo. Dal XV secolo inizia la decadenza del casale.

L’abbazia di Sant’Angelo in Frassineto
Le prime notizie dell’abbazia benedettina di Sant’Angelo (San Michele) nasce nel corso dell’Alto medioevo a pochi chilometri da Sammichele di Bari, in località di Frassineto risalgono al 1158 e si rilevano dal Codice Diplomatico Normanno di Aversa in cui si racconta di una controversia tra l’abate Guidalmone e il Catapano Biagio di Modugno. È accertato che nel secolo XII l’abbazia era ancora viva e vitale. Oggi restano in piedi soltanto i resti dell’antica abbazia.

Torre delle quattro miglia
La Torre delle Quattro Miglia, eretta nella prima metà del ‘200 a difesa e controllo del territorio, nel ‘400 diventò di proprietà di Heronimo Centurione, banchiere genovese esercitante a Bari, che probabilmente fu acquistata dagli Acquaviva D’Aragona, signori di Conversano.Nei pressi della torre vi è una cappella palatina intitolata a Santa Maria Maddalena che il Centurione fece ristrutturare e riaprire al culto. A testimonianza di ciò fece scolpire una lapide raffigurante il suo stemma nobiliare, al di sotto del quale si legge:

«HERONIMO CENTVRIONE SIGNORE DE QVESTO TOTE TERRITORIO PALAZZO NOMINE LA CENTVRIONA VOLE CHE SI CELEBRA VNA MESSA IN QVESTA CAPPELLA DE S.NTA MARIA MADDALENA OGNI GIORNO FESTIVO. LA PISSIMA CONTENE LA CENTVRIONA MDIV»

«Heronimo Centurione signore di tutto questo territorio [e del] palazzo chiamato La Centuriona vuole che si celebri una messa in questa cappella di Santa Maria Maddalena ogni giorno festivo. La Piissima protegge La Centuriona 1504»

Secondo quanto si legge nell’Apprezzo di Gioja del 1612 del Tabulario Virgilio de Marino, il territorio di Casamassima di proprietà del Barone il quale esigeva il terraggio, ovvero la metà dei prodotti dei campi – e quello di Gioia – il quale esigeva la fida.

Dai Vaaz ai De Ponte ai Caracciolo
Nel Seicento sotto il nobile mercante portoghese di origine ebrea Miguel Vaaz de Andrade amplia la vecchia “TORRE CENTURIONA”, il 20 dicembre 1609 acquistò dal Fisco il feudo di Casamassima e raccolse 460 profughi serbi convertiti alla religione cattolica. Due anni dopo questi vengono espulsi perché praticano, segretamente il loro battesimo tradizionale ortodosso.
Nel 1617 l’intero insediamento viene ricostruito come il Casale di San Michele. La casata Vaaz cade in disgrazia per sospetto ebraismo e nel 1666 nuovo barone di San Michele diventa Antonio De Ponte, della omonima casata napoletana (lo stemma è collocato sull’arco d’ingresso del castello Caracciolo). Nel 1794 muore Maria Giuseppa De Ponte, ultima discendente della casata, vedova di Nicola Caracciolo di Vietri di Potenza. Il figlio Domenico Giuseppe sarà nuovo barone del fino al 1806, anno dell’eversione (abolizione) della feudalità.
Sul portone di ingresso del Castello il De Ponte pose una lapide con la seguente scritta:

«D O M
ARCEM HAC VETVSTATE PENE COLLAPSA INSTAV≡
RATIONE PRIVS DEINDE ORNAMENTIS DEMV PROPV≡
LÆO HOC DECORAVIT D ANTONIVS DE PONTE RE≡
GIVS CONSILIARIVS BARO CASAMASSIMÆ ET SAN≡
CTI MICHAELIS A.D.MDCLXXV»

«A Dio, il più buono, il più grande
Questo castello quasi cadente per vetustà prima con restauri poi con ornamenti finalmente con questo vestibolo decorò don Antonio De Ponte Regio Consigliere Barone di Casamassima e San Michele nell’anno del Signore MDCLXXV»

Il XIX secolo
Nei primi anni dell’ottocento, con l’eversione della feudalità, avvenuta per effetto delle leggi napoleoniche, i Caracciolo persero la maggior parte dei loro territori, continuando però a essere i proprietari della Torre Centuriona, successivamente chiamata Castello Caracciolo, assume ora il carattere residenza signorile seicentesca.
San Michele ebbe un forte sviluppo grazie alla costruzione della strada consolare Bari-Taranto, tale che la popolazione raggiunse presto i 3000 abitanti, nuove abitazioni furono realizzate al di fuori del vecchio borgo, lungo le direzioni Casamassima-Gioia (Nord-Sud) e Turi-Acquaviva (Est-Ovest), e furono realizzate importanti opere pubbliche.
Nel 1812 il casale diventa comune autonomo (Comune di San Michele).
Nel 1861, con l’unità d’Italia, San Michele prende il nome di Sammichele di Bari.
Nel 1877 fu costruita la torre con l’orologio sulla porta del vecchio borgo[15]. Sulla sommità presenta un campanile a vela con due campane che scandiscono le ore e i quarti d’ora; al centro, al di sotto del quadrante, vi è raffigurata l’iscrizione

«Al progresso ed al viver civile
Questo regolo delle umane faccende
Invano reclamato nei tempi andati
La civica rappresentanza
Dava nel MDCCCXXVII»

XX secolo
Nel corso del Novecento, furono inaugurate la linea telefonica (1901), quella elettrica (1924) e la prima fontana pubblica dell’Acquedotto Pugliese.
Nel 1951 nacque la Cassa Rurale e Artigiana di Sammichele di Bari, in seguito Banca di credito cooperativo di Sammichele di Bari, che nel 2001 si fuse con quella di Alberobello per formare il BCC di Alberobello e Sammichele di Bari.
Nel 1971 l’Amministrazione Comunale acquistò il Castello dai Caracciolo; nel 1968, su impulso del professor Vito Donato Bianco, nacque il Museo della Civiltà Contadina “Dino Bianco” che, nel 1974, con delibera dell’Amministrazione Comunale, fu ospitato nelle sale del Castello.

Fonte: Wikipedia